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Spagna, RONDA: Il mio denaro puzza di formaggio



Agosto 2018

Ronda

Quando ho deciso di raggiungere il Portogallo con molta calma fermandomi per qualche giorno in Andalusia ho deciso di visitare le principali città andaluse più Gibilterra.

Perché Gibilterra? Beh… sapete… quella storia delle Colonne d’Ercole, gli aerei che volano un po’ troppo basso… le solite cose, ero curiosa pur sapendo di star andando a ficcarmi in un porcaio per turisti.

Ma il web che tutto vede e tutto sa e ovviamente sa esattamente dove sono in questo preciso istante mi ha suggerito un link con la lista di cose da vedere assolutamente in Andalusia.

Tra queste c’era il Puente Nuevo di Ronda, magnifica cittadina di cui ignoravo l’esistenza (molti altri turisti la conoscevano a quanto pare, vista la folla che ho incontrato qui). Puente Nuevo invece lo avevo visto parecchie volte per caso in qualche classifica dei posti più suggestivi del mondo o i ponti più sexy o posti dove morirai di paura se soffri di vertigini ma se proprio devi morire di vertigini meglio morire qui. Uno di quei posti che li vedi e pensi “perché no? Prima o poi…” ma poi dimentichi dove sono e non ricordi più se stanno in Europa o in Asia o sulla luna oppure te li sei sognati.

L’essermi accorta che stavo rischiando di perdermi un posto davvero wow mi ha anche portato ad imprecare perché sicuramente immaginavo Ronda fosse situata totalmente fuori dalla mia rotta e io purtroppo non ho molto tempo per i fuori programma. Invece la divina provvidenza ha voluto che io fossi a Granada e Ronda fosse molto vicina a Malaga, città in cui mi trovavo ieri e di strada per Cadice dove andrò domani. Non ci potevo credere. Però… niente Gibilterra. Un po’ mi dispiace ma nemmeno tanto vista la bellezza di questa cittadina.

Il Puente Nuevo si chiama così perché è il secondo ponte costruito sul burrone (si chiama “El Tajo”). Il primo crollò portando con sé una cinquantina di persone. Lo ricostruirono e devo dire che è davvero davvero impressionante. Affonda in una gola che divide la città in due parti.

Sono arrivata qui da Malaga in meno di due ore ma con il treno e per me ogni ora di treno equivale a 7 anni canini quindi è stata una tortura.

Detesto i treni.

Le persone si sentono in dovere di parlarmi, io sono una di quelle persone alle quali la gente racconta la propria vita durante i viaggi in treno mentre io ho solo voglia di leggere/dormire/scrivere/viaggiare con la mente in lidi dove nessuno mi parla.

Una volta un tizio indiano era riuscito a mettersi in testa che saremo andati in Giappone insieme dopo una conversazione di 2 ore durante le quali mi stavo chiedendo se Satana potesse accettare un quarto di anima per levarmelo di torno (l’anima intera per questo favore mi sembrava troppo) perché io sono gentile di natura e non mando a quel paese sconosciuti che mi tediano per ore. Li blocco sul telefono dopo che mi hanno chiesto il numero per farmi uno squillo così io ho il loro. Se non li ho davanti agli occhi è più facile.

Ho deciso di andare a vedere il Puente Nuevo appena arrivata. Ovviamente dovevo andare a destra dopo il ponte ma siccome per me le direzioni sono un concetto opinabile sono scesa dalla parte sbagliata. Una discesa molto ripida e molto bella e molto panoramica ma del ponte nemmeno l’ombra. C’era una casa oscura da visitare ma il mosaico a forma di pentacolo nei pressi dell’ingresso mi ha fatto desistere… Sono risalita morendo di paura perché se le discese tutto sommato non mi preoccupano molto, salire è un problema. Salire con delle pendenze piuttosto serie e con le vertigini è un doppio problema.

Siccome oggi mi sentivo coraggiosa ho fatto foto da tutti i punti panoramici situati in terrazze con una ringhiera come parapetto. Alcuni si sporgono sul burrone. E sì, avevo paura ma volevo le foto. Quindi mi sono letteralmente sentita il cuore battere in gola e credo lo abbiano sentito anche le persone vicino a me ma ora sto scrivendo mentre sto cenando al ristorante quindi va tutto bene.






Guardate la foto sotto. Vedete quelle persone su quella terrazza che si sporge sul nulla? Ero lì a morire di paura. Ma ne valeva la pena.











Vorrei aver avuto il coraggio di scendere qui:



E magari cenare qui… ma non esageriamo va…



Alla fine il ponte l’ho visto grazie ad un tour organizzato che ti ci porta perché, come mi ha fatto notare la ragazza dell’ufficio informazioni, arrivare al mirador è un po’ un problema con questo caldo, rischi di sentirti male. Ovviamente all’inizio non le credevo e volevo andarci da sola ma poi dall’alto del ponte ho visto come avrei dovuto arrivarci e ho prontamente acquistato il biglietto. Ci tengo a ringraziare l’autista che ha voluto che mi sedessi accanto a lui in un trabbicolo che come divisorio tra me e la strada c’era solo un bracciolo. Io volevo sedermi dietro ed in senso inverso alla marcia verso lato interno della strada così da non vedere molto bene dove stessimo andando ma… no. Ho dovuto soffrire.









Aspettando l’ora prefissata per il tour ho deciso di visitare l’Arena della città.

Qui la corrida è una tradizione molto sentita. Se non ne avete mai vista una… beh non è un bello spettacolo. Ne vidi una a Madrid. Ero curiosa e… ho le mie opinioni al riguardo. Non mi piace la violenza contro gli animali e uccidere un toro in quel modo è violenza gratuita. Ti dicono che i tori da corrida vivono di più e che la carne viene poi data ai poveri ma resta comunque una crudeltà. Detto questo è una tradizione tipica di queste zone e io tendo a rispettare le idee altrui. Una cosa però non la tollero: le corride a cavallo, come quella che ho visto io. Vuoi combattere contro un toro? Va bene. Sei armato e a volte hai degli “aiutanti”? Ok, diciamo che in caso contrario il toro ti manderebbe al creatore in pochi minuti. Ma i cavalli che c’entrano? In questo tipo di corrida vengono feriti quasi sempre dal toro imbestialito. A volte in modo grave. Ecco. Questo proprio non va giù. Lasciate stare i cavalli ed arrangiatevi.

Però della tauromachia mi piace l’estetica, lo ammetto. Ed è piaciuta anche a Moschino (prima di Jeremy Scott, ora non è più Moschino, non so che roba è) e Dolce e Gabbana, case di moda che hanno creato due splendide collezioni di ispirazione spagnoleggiante con riferimenti alla tauromachia. Questo lo scrivo perché volevo sottolineare che la mia vena superficiale non sparirà mai. Sono e rimango un’appassionata di moda.












E ora è venuto il momento di spiegare il perché del titolo. Chi mi conosce sa molto bene che temo il formaggio. Non lo tocco nemmeno per soldi (forse per molti soldi, forse, potrei accarezzare una forma di parmigiano, forse). Oggi, al ritorno dalla fallita escursione al mirador dove avrei potuto vedere Puente Nuevo in tutta la sua bellezza, avevo sete. Tanta sete. Ho deciso di prendere un ghiacciolo ma l’unico bar nel giro di qualche centinaio di metri (che qui valgono triplo) era anche una latteria puzzolente di formaggio. Ormai ero entrata e stavo cercando di fare veloce per uscire di lì il prima possibile. L’odore era per me nauseabondo. Il ghiacciolo costava 1,50 euro ma io avevo solo 1,35 euro di monetine (cercarne altre in borsa era inutile, da quando due anni fa mi sono faticosamente tolta l’abitudine di buttare i soldi in borsa alla rinfusa -ci potevi trovare decine di euro in monetine nelle mie borse- tutto il contante che mi porto appresso sta nel portafoglio) e una banconota da 50 euro. L’ho guardata e le ho dato la banconota e troppo tardi mi sono accorta che aveva le mani completamente imbrattate di un formaggio molle puzzolente che stava lavorando sul banco del negozio. Mi ha dato il resto con le mani sporche. L’ho preso molo restia e l’ho messo nel portafoglio. Mi sto liberando molto molto velocemente del contante…








Ps: ho appena mangiato l’ennesima paella. Questa volta una paella mista in un ristorante andaluso. Deliziosa. Ora. Cercando su trip advisor ristoranti adatti alla mia ricerca culinaria spesso leggo commenti negativi di italiani, riguardo al fatto che, per esempio in questo ristorante specializzato in cucina spagnola, la pizza fa schifo. Ecco. Io, sebbene abbia mille paranoie riguardo al cibo, non mangio cucina italiana all’estero. Quasi mai. Una volta lo facevo ma ora sono migliorata e ho capito una cosa. A meno che tu non vada in un ristorante di alto livello, il cibo italiano all’estero non è granché e la pizza, soprattutto, fa quasi sempre schifo. Spesso la colpa è degli ingredienti, altre volte le ricette vengono adeguate al palato degli autoctoni. Quindi fatemi un piacere, la pizza mangiatevela in Italia che molto spesso fa schifo pure lì, figuriamoci all’estero…

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