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Spagna, SEGOVIA: La giornata dei pentimenti

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Novembre 2019

Segovia

Me ne stavo tranquilla a fare il mio lavoro quando un messaggio su whatsapp mi ha chiesto se mi andava di lasciar perdere un attimo ciò che stavo facendo per finire un altro lavoro a Madrid, roba di un paio di settimane.

Ho risposto mandando una faccina con gli occhi a cuore.

Avevo intenzione di fare un salto a Madrid, mancavo da troppi anni ed i ricordi stavano sbiadendo.

La cosa più importante, però, era poter impiegare il tempo libero per visitare qualche città vicina alla capitale.

Ne ho scelte tre, di cui una già la conosco e non è esattamente il mio posto preferito in Spagna.

A Segovia non ero mai stata.



Ho scelto questa città come prima tappa con il mio solito metodo: le previsioni del meteo.

Non sono stata particolarmente fortunata con il clima in questi giorni, piovviggina quasi sempre e, se non piove, il cielo si guarda bene dall'azzurrarsi un pochino.

Oggi il bel tempo stava in quella città là, quella che non mi garba molto, ma, ahimè, non ho prenotato il bus in tempo pensando che non fosse un problema ma pare che tutti la vogliano visitare (ed è uno dei motivi per cui odio andarci) e oltre ai bus, nemmeno i treni avevano dei posti liberi.

Così ho optato per Segovia nonostante il sole non fosse previsto nel pacchetto.



Il posto dove sto alloggiando non lo commento, ve ne parlerò quando lascerò Madrid perché stavolta non mi è andata male, mi è andata peggio. Molto peggio.

La mattina è cominciata in modo piuttosto comico.

La app della compagnia di bus di cui mi sono servita mi ha avvisata della partenza del bus alle ore 7. Alle 7. Perché alle 7?



Il bus avrebbe dovuto partire alle 9. Prima di rendermi conto che, per una volta, la app ha fatto cosa buona e giusta dandomi il tempo di prepararmi e recarmi in loco (di solito avvisano quando dovresti essere tipo già seduto), ho imprecato in uzbeco, io non vado in stazione in ritardo, mai, che stava succedendo?

Ovviamente la stazione degli autobus non era quella dove ero solita recarmi quindi avrei dovuto trovarla.

Esatto, ho scritto trovarla.

La metropolitana mi ha portato alla fermata dove, nella mia immaginazione, avrei trovato il collegamento alla stazione degli autobus.

E invece no. Forse c'era e io non l'ho visto, tutto è possibile.

Risalita in superficie mi sono ritrovata in una bellissima piazza, molto fotografabile, peccato che non c'era davvero verso di togliere dall'inquadratura un gruppo di tizi che si stava drogando e insomma, non mi pareva educato fotografare gente che si drogava in santa pace.



Le mappe del telefono mi indicavano una fermata del bus lungo la strada ma... boh, non c'era alcuna indicazione che confermasse la mia idea.

Avevo tempo, la mia mania di arrivare in anticipo ha un fondamento.



Faceva freddo, troppo freddo per una persona che proviene dal sud e avevo lasciato la mia mantella di lana sul posto di lavoro perchè non pensavo potesse fare così freddo e nemmeno di dover combattere contro il vento che si stava prendendo gioco della mia caldissima felpa, non mi andava di stare all'aperto ma ops, avrei dovuto passare la giornata all'aperto, tanto valeva acclimatarsi...



Un paio di persone sono arrivate alla stessa mia fermata e, dopo averli tediati con le mie domande, mi hanno confermato che stavo sul posto giusto, io mi sono rilassata ed ecco che è arrivata la fame.

Di grazia, da quando ho fame al mattino?

Un paio di yogurt di solito fanno il loro dovere e posso stare anche tutta la giornata senza cibo, a volte.

Fame, fame insopprimibile.



Ho cercato un bar, un posto dove poter, magari, assaporare uno di quei croissaint al cioccolato che fanno da queste parti ma il primo bar aperto era troppo lontano, cioè, no in realtà no, ma non volevo allontanarmi più di un paio di centinaia di metri.

Allora ho pensato di scendere alla stazione della metro dalla parte opposta alla quale sono arrivata, sembrava una stazione molto grande, di solito nelle stazioni molto grandi ci sono dei bar.

Beh, non era la stazione della metro ma la stazione degli autobus, le mappe si erano dimenticate di avvisarmi che la fermata del mio autobus si trovava sotto terra.

Non ho comprato nulla da mangiare perchè ho impegnato il mio tempo residuo a trovare la fermata della linea Madrid – Segovia, credo l'Universo abbia intuito che farmi perdere il bus stamattina, dopo avermi mandata a dormire nel peggior posto di tutta Madrid, non sarebbe stata una buona idea, non me lo meritavo.



Segovia ti lascia a bocca aperta, quando arrivi in centro, l'acquedotto che taglia a metà la piazza rappresenta perfettamente la mia personale definizione di “tanta roba”.






E qui ho capito di aver commesso un errore, un errore immenso, madornale, un errore che mi sono perdonata a fine giornata solo perchè alla fine mi è andata bene e perchè sono psicologicamente provata dalle notti passate all'Inferno: non si può voler fotografare Segovia in una giornata senza sole, le arcate dell'acquedotto possono creare delle ombre magnifiche.

Infatti tutte le foto fatte appena arrivata e dopo aver perso tempo inutile all'Ufficio Informazioni perchè mi ero messa nella fila per il bagno e non in quella per le informazioni mi facevano schifo.

Cioè, non avevano i contrasti che cercavo.




Immusonita e incazzata con me stessa, una volta salita al belvedere di turno non volevo scendere e ho gironzolato finchè non mi sono ritrovata nella strada per il Castello.

Mi ci sono ritrovata, non “ci sono andata” perchè, udite udite, sono riuscita a perdere una mappa grande come un lenzuolo.

Vabbè, c'era un altro Ufficio Informazioni Turistiche e ho rimediato, ma dopo, molto dopo.

Nel frattempo ho valutato seriamente di comprarmi una ecopelliccia verde che mi sarebbe stata utile solo per qualche giorno perchè io la pelliccia nel sud della Spagna eviterei di indossarla (però il colore era bellissimo, mi sto pentendo di non averla comprata e me ne pentirò per un bel po', mi conosco), ho speso una cifra indegna per delle calamite di ferro fatte a mano (sono bellissime) e una cifra ancora più indegna per dei biscotti.

A me i biscotti non piacciono granchè, anzi, proprio per nulla.

È raro che ne venga attratta, a parte quando si tratta di biscotti alle mandorle ma, vai a capire perchè, forse perchè mi piacevano le scatole porta biscotti esposte nella vetrina del negozio, ho comprato un paio di biscottini ripieni, uno di cacao e uno di marmellata al limone.

Sono riuscita a mangiare quello al limone e un pezzo di quello al cacao prima di tornare per farmi dare una confezione di quelli al limone da portare alla famiglia con una pacchianissima scatola decorata che mi piace tanto ma mai vorrei tenere in casa.

Arriverà sana a salva in Italia? Chi lo sa...

I biscotti sono quelli di La Cure Gourmande, valgono davvero la pena, ve lo dice una che di solito non li mangerebbe.



Segovia non è solo l'acquedotto romano (anche se è a questa magnifica costruzione che viene associata), è anche tutto il resto, Cattedrale e Alcazar in primis e poi il quartiere ebraico e tutte le strade che, se sai guardare, regalano scorci e una vista incredibile.













La vista dal Castello incanta, non sentivo più freddo e il vento ormai lo avevo perdonato per il fatto che, se non altro, stava allontanando le nubi. Forse avrei avuto le mie ombre e le mie luci e avrei potuto prendere quelle foto che, in caso contrario, avrei sempre rimpianto.
















La luce che stava rischiarando la città mi ha fatta tornare in fretta e furia all'acquedotto e sono dovuta salire di nuovo, non mi è piaciuto salire lassù, né rimanere tutto quel tempo e nemmeno scendere ma stavolta ho dovuto aspettare.

Il sole mi regalava le ombre solo per qualche attimo, a volte non facevo in tempo a trovare la foto giusta che una nube me la portava via.










Non ho avuto scelta, ho dovuto rimanere lassù finchè le nubi sono diventate troppe e nemmeno il vento è riuscito a sconfiggerle, in una giornata di sole avrei potuto fare molte più foto ma sono soddisfatta anche così, a volte bisogna aspettare quei piccoli sprazzi di luce e usarli al meglio.

È vero che non può piovere per sempre ma significa che non può piovere per sempre nello stesso punto, non che non possa piovere per sempre dove stai tu.

A questo non ci pensa mai nessuno e non ci ho mai pensato nemmeno io finchè non mi è stato fatto notare, criticando il mio modo di vivere.

Io ho imparato a rincorrere il bel tempo anche se le previsioni non sempre ci azzeccano.



Ps: a Segovia uno dei piatti tipici è il Cochinillo ovvero un maialino cotto al forno per ore, in questo modo la carne risulta talmente morbida da poter essere tagliata con un piatto, io non l'ho mangiato perché, nonostante l'acquolina in bocca, temo non sarei riuscita a finire nemmeno una porzione e odio sprecare cibo ma me ne sono pentita, terribilmente pentita.



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