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Spagna, TABERNAS: L'odore dell'adrenalina



Ottobre 2019

Tabernas

Io, purtroppo o per fortuna, sono una di quelle persone che percepisce fin troppo gli odori del proprio corpo.

Pare che in certi casi il cervello decida di evitare di dare troppo peso alla cosa ma le donne, sebbene meno colpite dai cattivi odori, tendono ad accorgersene molto più degli uomini.

Io detesto i cattivi odori e, considerato il numero di docce che faccio (non appena posso, sempre), mi scoccio parecchio quando, come è stato dopo la mia passeggiata nel deserto, mi sembra di puzzare più delle concerie marocchine.





Credo si tratti dell'adrenalina.

Gli sbalzi di adrenalina fanno sudare ma non di quel sudore che tutto sommato è sopportabile, no, puzzi come un cassonetto delle immondizie sudato e io, ovviamente, non sono una di quelle 3 donne su 10 che non sono portatrici di quel maledetto batterio che provoca il cattivo odore.

In pratica mi infastidisco da sola e devo dire che da tre quarti dell'escursione in poi volevo solo andare a farmi una doccia perchè le salviettine umidificate che porto sempre con me non stavano servendo a nulla.




Capirete quindi quanto velocemente ho percorso il centro città per raggiungere il prima possibile la mia stanza, un docciaschiuma e uno shampoo.








Avrei voluto bruciare i vestiti ma poi mi sono ricordata che sarebbe bastato imbustarli nell'apposito sacchetto (che mi porto sempre dietro), metterli nello zaino e poi lavarli, ogni tanto sono un po' troppo passionale.

Sono poche le cose che mi imbarazzano, puzzare è una di queste e penso che sia così per la maggior parte delle persone, o almeno credo.

Poi, se puzzo perchè sto lavorando da sola in mezzo allo schifo, beh ok, va bene, non facciamone una tragedia, ma anche l'ansia e la paura fanno puzzare e credo che imparerò a meditare perché sinceramente di trovarmi di nuovo nello stato pietoso in cui stavo oggi magari lo eviterei.



Scesa l'adrenalina ho avuto quel meraviglioso e temuto momento di down quando non ho voglia di fare nulla, ho fame, tanta fame e mi accorgo di essermi distrutta i piedi.

Capita spesso ma stavolta mi sono ridotta le piante dei piedi davvero male.

Forse non avevo delle calzature proprio proprio adatte ma non mi pareva di aver combinato chissà che danni prima di fare la doccia... Ho i piedi delicati, purtroppo, e ricordo innumerevoli volte nelle quali avevo talmente tante vesciche da non sopportare più il dolore.

Rimanendo con i ricordi in Spagna, una sera dovetti sedermi in mezzo alla Rambla a Barcellona mentre le mie amiche cercavano una farmacia.

Qualunque tipo di scarpa o calzetto o cerotto non riesce a proteggermi del tutto e io ci ho rinunciato, soffro e sto zitta, prima o poi i piedi si abitueranno. Sono più di vent'anni che mi ripeto questa cosa.



Con la stessa flemma di un bradipo mi sono trascinata fuori dalla mia stanza e ho deciso di nutrirmi anche perchè lo stomaco si stava incazzando non poco... A Tabernas, per motivazioni che non comprendo, i supermercati sono chiusi il sabato pomeriggio.

Comprendo che in un piccolo centro abitato nel deserto non sia proprio necessaria l'apertura 24 su 7 ma diamine... volevo dell'acqua e magari dello yogurt (io lo yogurt lo voglio sempre, a prescindere da dove sono e cosa faccio, è uno dei miei alimenti salvavita).

Fortunatamente i ristorantini non mancano e le tapas erano davvero deliziose.

Pensavo che questa cittadina, visti i molti riferimenti al cinema incontrati passeggiando, fosse un po' più viva ma non è così, forse lo era ai tempi degli spaghetti western.






La stanchezza però mi ha giocato dei brutti scherzi.

Magari sbaglio a definirla stanchezza perchè sono solita camminare per decine di chilometri senza sentirmi provata fisicamente ma oggi camminare per decine di chilometri combattendo contro la paura dell'altezza mi ha distrutta... a tal punto da non essermi accorta che il mio cellulare se ne stava tranquillo sul pavimento del ristorante mentre io mi gustavo del tonno con la salsa verde e calamari fritti.

È caduto così, senza avvisare... io sono paranoica per quanto riguarda il mio telefono, per motivi di spazio nella mia vita è diventato la mia biblioteca ed il mio blocco degli appunti.

Sì, lo so, c'è il cloud ecc. ma perderlo sarebbe una scocciatura immensa, soprattutto perché nel telefono tengo pure tutti i biglietti per i mezzi.

Fortunatamente mi trovavo in un piccolo centro abitato nel deserto e non in una grande città, altrimenti non credo che la gentile cameriera avrebbe fatto in tempo ad avvisarmi che il mio Iphone era lontano dalla mia borsa dove credevo stesse riposando.

Credo però di volerlo, in qualche modo, perdere quel benedetto aggeggio sul quale in questo momento sto scrivendo... già, io non l'ho rimesso in borsa, no, sia mai, non ho mai messo in vita mia il cellulare nella tasca posteriore dei pantaloni e boh, per una volta che ho la tasca posteriore nei pantaloni che faccio? Soprapensiero ce lo ficco dentro così che se non mi accorgo del rumore che ha fatto schiantandosi del marciapiede, perché concentrata su un cartello che stavo leggendo, ciao telefono, insegna agli angeli ad aver cura di te.






Per finire in stranezza, io che non mangio dolci, ho avuto all'improvviso un irrefrenabile desiderio di un dolce.

Così, dal niente.

Che giornata insolita, ho pensato, e mi sono messa alla ricerca di un gelato.

Sarà mai così difficile trovare un gelato in un centro abitato nel deserto ad ottobre?

Pare sia impossibile.

Ma che vi costa tenere dei gelati? Ok, l'elettricità del frigo magari ma, suvvia, ho girato non so, forse tutti i bar che ho trovato compreso quello dove i vecchietti del luogo stavano giocando a carte e bevendo vino e mi hanno guardata come se fossi un'aliena scesa sulla terra da Marte...

È venuto in mio soccorso un negozio di alimentari gestito da un immigrato.

Uno di quei negozi che ti salvano perchè sono sempre aperti quando servono a te e se sei abbastanza bravo puoi riuscire a scovare le caramelle gommose in mezzo ai detersivi, le bibite gassate tra l'olio da frittura e la candeggina e le sigarette nascoste sottobanco.

Appena sono entrata ho avuto voglia di girelle Motta. Le girelle.

Ma si può? Io quando ho voglia di dolce mangio del gelato, possibilmente al cioccolato fondente.

Le merendine appartengono ad un passato in cui andavo a scuola poi sono sparite dalla mia vita se non per far capolino quelle due o tre volte in cui effettivamente ho comprato un pacco di girelle per poi lasciarle ai posteri dopo averne addentate un paio.

Ebbene, ho controllato tutto il negozio, andavano bene anche delle girelle contraffatte, volevo solo dei rotoli farciti al cioccolato, non lo so, forse qualcosa ha riportato alla mente un momento in cui mi sono sentita felice mangiandole (che, se proprio devo dirlo, sono talmente buone che come fai a non sentirti felice mangiandole?).

Giuro, se avessi avuto una cucina a disposizione me le sarei preparate da sola.

Le ho cercate persino tra la carta igienica e la pasta ma niente... non stavano nemmeno nel bancone del negoziante dove con un po' di calma e tranquillità sono certa si sarebbero potute rinvenire delle piume di Tirannosauro (i dinosauri avevano le piume, sappiatelo, se non lo sapevate mi dispiace aver rovinato il vostro immaginario, è stata trovata una coda di Coelurosauro piumata imprigionata nell'ambra e il Coelurosauro fa parte della famiglia dei Ti-Rex, prego, non serve ringraziarmi).

Mi fanno sempre sorridere questi negozi, mi ricordano una bottega di paese dalle mie parti, gestita da una nonnina italiana, dove è possibile trovare qualunque cosa e quando dico qualunque intendo qualunque (non mi sono mai capacitata di come sia possibile, vai al supermercato e tra mille corsie non trovi nulla, vai da lei, apre un cassetto et voilà ecco quel formato di pasta che nemmeno eri certo esistesse o il detersivo per pulire la lana di alpaca albino).

Affranta per non aver potuto soddisfare la mia strana e improvvisa voglia di merendine ho comprato delle altrettanto insalubri patatine in sacchetto, una Coca-Cola e del latte al cioccolato.

Questo è il livello massimo di junk food che io riesco ad ingererire. Il resto mi fa schifo, non è che semplicemente "non mi piace", mi fa proprio schifo.

Sembro iper attenta al cibo e molto “healty” ma in realtà ho la fortuna di non gradire il cibo troppo grasso ecc. quindi le mie scelte alimentari non sono frutto di un particolare pensiero ma del mio essere un pochino troppo schizzinosa.

E ora ve lo dimostro quanto sono schizzinosa.

In fila per pagare il mio bottino, ho osservato meglio il latte al cacao di marca mai sentita prima.

Ho visto che non era esattamente privo di quella cosa che io chiamo pelle del latte.

Avete presente quella pellicina che si forma facendolo bollire? Ecco.

Quella cosa immonda galleggiava all'interno della bevanda.

Ho avuto ancora la nausea anche dopo un paio d'ore dopo aver rimesso il latte al cacao nel frigo per sostituirlo con una bottiglia d'acqua gassata.



Stamattina, come sempre, prima di prendere il bus ho gironzolato per il paese, quando ancora quasi tutti dormivano.

La domenica mattina prima delle nove è difficile incontrare qualcuno in giro, a parte me.












Ho aspettato la jeep che accompagna i turisti alla scoperta del deserto con un tour organizzato, che ovviamente aveva organizzato il tour in un orario a me non congeniale, per chiedere delle informazioni alla guida. All'Ufficio Turistico non avevano saputo soddisfarmi, forse perché il loro inglese ed il mio spagnolo non sono granché.

Se volete visitare il deserto dovete rivolgervi all'Agenzia Malcamino's.

Se siete in due o più persone non c'è problema, in caso contrario, se siete da soli come la sottoscritta, dovete aggregarvi ad un gruppo quindi non avete potere decisionale, vi dovete organizzare e questo weekend non c'era possibilità alcuna per me.

Tornerò, prima di andarmene da Murcia sono certa che chiamerò l'agenzia e tornerò per un tour guidato perchè mi sono innamorata del deserto e lo voglio conoscere meglio, come ogni innamorata vorrebbe fare con l'oggetto del proprio desiderio.

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