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Spagna, VALENCIA: Sogno di un risotto alle lumache andato a male la notte prima della miglior paella di Spagna 



Agosto 2019

Valencia

Da un po’ di tempo accarezzavo l’idea di visitare Valencia e fare qualcosa che la vecchia me mai e poi mai avrebbe fatto: assaggiare una pietanza che potrebbe avere un sapore troppo particolare per essere apprezzato.

Con gli anni sono migliorata, ho capito che, con una Coca-Cola al mio fianco, entro certi limiti ovviamente, posso provare molti cibi che prima nemmeno tenevo in considerazione. 

Erano settimane che aspettavo il momento che mi avrebbe portato ad essere seduta in qualche ristorante davanti ad una paella valenciana tradizionale con coniglio e lumache.



Temo che il mio inconscio sia stato contrario alla mia decisione perché stamattina mi sono svegliata nauseata dal sogno che avevo appena fatto dove preparavo un risotto con le lumache davvero disgustoso, cosa che mi ha provocato un conato al solo pensiero di ordinare una paella contenente appunto riso e lumache. Ancora sentivo in bocca il saporaccio del risotto preparato nel sogno. 



Cioè. Non accadrà mai che io prepari un risotto alle lumache non degno di essere assaporato e apprezzato. Adoro le lumache e i risotti sono il mio forte. Ma perché? Perché un sogno doveva rovinarmi la giornata ancora prima di cominciarla?



Ovviamente per raggiungere Valencia ho optato per il mio mezzo di trasporto preferito: il bus.

Bus dove alle 9.43 precise qualcuno ha deciso di fare colazione con qualcosa ad alto contenuto di cipolla.

Risultato? Sono arrivata a Valencia pronta a tutto ma con nessuna voglia di mangiare per tipo tutto il weekend. 

Io però avevo una missione: provare la paella del ristorante Bon Aire (ristorante che vanta il primo premio per la miglior Paella Valenciana). Il mio migliore amico verrà a Valencia e aveva bisogno del mio feedback. Unica pecca? 20 km per raggiungere El Palmar, villaggio fuori Valencia dove è situato il ristorante.




Nulla di grave, basta prendere il bus 25.



Avevo controllato sul sito del ristorante, solitamente se la paella viene servita solo per minimo due persone, la cosa viene indicata. 

Ovviamente appena sono arrivata e ho chiesto un tavolo per una sola persona mi è stato detto che la paella era ordinabile a partire da due porzioni e che per me erano decisamente troppe e io che ho fatto? L’ho fatto.

Sapevo che non avrei dovuto ma l’ho fatto.

Incurante dell’avvertimento ho ordinato una paella de marisco per due spiegando alla cameriera che ero venuta da Murcia apposta per provare la loro paella e che una porzione l’avrei portata via (hahahaha certo come no, proprio io che detesto il cibo riscaldato). Ho sempre avuto l’intenzione di mangiarmi entrambe le porzioni.

Aveva ragione la cameriera, due porzioni per me erano troppo. Infatti non voglio più sentir nominare paella per almeno un mese.

È che quando vado al ristorante e mi si dice che la porzione singola non è ordinabile io mi incazzo. Mi incazzo di brutto.



Come sapete io viaggio da sola per lavoro e per cause di forza maggiore. Capita che vada a mangiare con persone incontrate in treno, bus, strada. Sono un essere umano socievole se voglio.





Ma che devo fare con la paella?

Unirmi alla tavolata vicina spiegando che a me la paella singola non la fanno sperando che non vogliano ordinare la tradizionale con l’anatra (detesto l’anatra)?

Fermare qualcuno per strada e invitarlo a pranzo? 




Questo detestabile atteggiamento mi fa tornare in mente il film “The Lobster”.


Ora spoilero un po’ quindi se avete intenzione di guardarlo ciao, saltate un po’ di righe, anzi no, quello che sto per scrivere è interessante e potrebbe farvi riflettere...



In "The Lobster", una società distopica non concepisce i single.

O sei in coppia o ti mandano in un albergo dove entro un numero preciso di giorni devi trovare la tua anima gemella per poter essere reinserito nella società. In caso contrario verrai trasformato (non si sa come) in un animale a tua scelta. 




Il piccolo problema che impedisce a molti di evitare di diventare un animale è che la tua anima gemella deve essere il tuo corrispettivo di sesso opposto o dello stesso sesso, in base alle tue inclinazioni. 



Una roba che io sarei andata direttamente dai direttori dell’albergo dicendogli “lasciate perdere va, trasformatemi direttamente in una pantera nera” e loro mi avrebbero trasformato, per punizione, in una seppia che sarebbe finita in un arroz nigro, una paella al nero di seppia per capirci.



Non sarei andata dai direttori perché convinta di non trovare qualcuno come me ma perché io non auguro di stare con me nemmeno al mio peggior nemico, figuriamoci se augurerei a me stessa (un po’ di bene me ne voglio) di stare con qualcuno ingestibile, irrequieto, imprevedibile e pieno di contraddizioni come lo sono io. Sono anche molto divertente, lo ammetto, ma per me non sarebbe abbastanza.



Mi fanno riflettere considerazioni, che spesso ho sentito fare, riguardo al come dovremmo cercare qualcuno che ci assomiglia, sia esteticamente che per quanto concerne interessi e “disinteressi”.

Certo, come no.

Io ritengo che non esistano regole.

O, almeno, io faccio in modo che non esistano nel mio mondo, sempre evitando di invadere il pensiero altrui.

Mio fratello ha trovato la sua anima gemella bussando alla porta accanto (che per me significa nel raggio di 50 km), lui e mia cognata sono carinissimi da vedere insieme e si capiscono in tutto e per tutto. Ma mio fratello è il figlio che ti arriva come risarcimento dopo che il destino ha combinato un gran casino con il primogenito (che in questo caso sarei io). Ho questa teoria che le persone, passatemi il termine, “estreme”, debbano essere comprese ma non aizzate alimentando un fuoco che già di per se rischia di bruciare ogni cosa.



Questo almeno è il mio pensiero.

Oggi di bruciato c’è stata solo la mia pelle.



Valencia ve la consiglio?













Si. Ci sono davvero troppe cose da vedere in un’unico weekend.

Ho adorato il Mercado Central, come di solito adoro tutti i mercati alimentari a parte quello di Riga. Ecco, mi sembra di sentire di nuovo la puzza del mercato alimentare di Riga.

Non è giornata.







Ho fatto un giro per negozi e dato un’occhio a cosa proponeva la moda locale ricordando i bei tempi nei quali tenevo un cassetto solo per riporvi le decine di t-shirt Custo Barcelona che possedevo.

Sono stata tentata di comprare qualcosa ma poi il mio Yohji Yamamoto interiore mi ha riportato all’ordine spalleggiato dal mio Franco Moschino interiore che mi ha ricordato: sii ironica, non ridicola.

Non ritengo la moda spagnola ridicola, tutt’altro, è semplicemente ridicola su di me. Non la so portare. Non più, almeno.



Qualcosa è andato storto, in qualche momento, negli anni. Al momento sto metabolizzando la scoperta che da quando ho i capelli rosa pare che il rosa sia un colore che mi sta davvero bene, cosa che prima non era, e lo star valutando di comprarmi qualcosa color Barbie mi turba.



Tornando verso il... cosa? Appartamento? Ostello? Posto indecente? che come al solito ho prenotato senza far troppo caso a dove e cosa stavo prenotando, ho attraversato la strada ad un gatto nero. Avrà una brutta nottata.

Io di sicuro.

Mi ripeterò per tutto il tempo che ne valeva la pena, Valencia mi piace molto.





















Il ventilatore fa lo stesso rumore di martello pneumatico (non riesco a sentire la voce di chi mi chiama al telefono) e la porta a soffietto si apre da sola ogni tanto perché è difettosa e si chiude male e il gancio non riesce a tenerla per troppo tempo e tu sei mezzo addormentato e ti capita sta cosa ed è subito Ghost Adventures - Loyola House quando tu pensavi che gli unici fantasmi in casa fossero i Pokémon spettro catturabili direttamente dalla tua camera.



Lo so che Pichaku non è un pokemon spettro, lo so.

Dopo aver appeso il mio astuccio con i trucchi al ventilatore per tentare, bilanciando qualcosa (non so nemmeno come spiegare ciò che ho fatto), di farlo smettere di fare quel rumore insostenibile, ho pensato di spegnerlo perché la missione era riuscita solo in parte.

Brutta, brutta, brutta idea. L'ho riacceso e ho riappeso l'astuccio.

Spoiler: non ho dimenticato l'astuccio appeso al ventilatore, ho perso fin troppi trucchi in giro per il mondo e ogni donna sa che perdere il beauty case è un danno economico piuttosto ingente.

Ho scelto di non riuscire a dormire per il rumore piuttosto che per il caldo.

E ho pensato a quello che avevo scritto dopo essermi ingozzata di paella.

Io di amore ci capisco ben poco.

Mi è stato chiesto da un collega, durante la settimana, cos'è l'amore per me. Io dico, tio, manco ci parliamo di solito, che mi chiedi a fare cos'è l'amore per me per dare una svolta intellettuale ai discorsi che di solito non facciamo?

E io non ho saputo rispondere.

Zero.

Che ne so? Il pensiero è andato all'amore di una madre per un figlio perchè la domanda non era stata rivolta solo a me e qualcuno aveva suggerito questa risposta ma... per il resto... vuoto.

Ricordo un vecchio amico che nello stato di whatsapp specificava che “l'amore non si spiega”.

Ecco, appunto.

Probabilmente qualcuno non lo ha spiegato a me perchè ricordo come per lui fosse facile dare una spiegazione all'amore qualora gli fosse chiesto di darne una.



Io al momento comprendo solo ciò che posso toccare con mano, ciò che posso fotografare, una moderna San Tommaso che avrebbe palpeggiato per bene il costato di Cristo risorto prima di credere.



Ho creato questo diario di viaggio solo per mostrare a chi non può viaggiare i luoghi che ho la fortuna di visitare perchè, lasciatemelo dire, poter viaggiare è una fortuna e molte persone soffrono per non poter calpestare luoghi che vedono continuamente sul web.

Però io mostro il mondo a modo mio, con i miei occhi. Perchè dovreste credere a me e non a chi le cose le mostra in tutt'altro modo?












Molto tempo fa lessi una frase che mi fece riflettere.

Non ricordo la citazione ma esplicava un concetto molto chiaro: una brutta foto cattura un attimo che sarebbe passato inosservato, mostrare ad una persona una foto in cui essa è brutta equivale a renderla brutta perchè in quel momento è in quel modo che il fotografo l'ha vista. Brutta.

Non ricordo se lessi questa citazione prima di diventare una fotografa o dopo. Forse sono sempre stata una fotografa ma usavo altri mezzi per esprimermi, non lo so.

So che sono sempre stata molto attenta a non rendere brutto qualcosa o qualcuno che per me non lo era. Ma non è bastato.

Non si tratta solo di estetica.



Anni fa, agli inizi, passai alcuni mesi in un campo rom a Milano. Ci andavo spesso per documentare le condizioni inconcepibili in cui vivevano più di 70 persone a 3,5 chilometri dal quadrilatero della moda.

Un giorno io ritrassi una bambina, aveva 9 anni. Mi guardava fiera con in braccio un bambolotto, come fosse una madre orgogliosa di mostrarmi il suo bambino.

Per me farle quella foto è stato come condannarla a quella vita, in condizioni di degrado estremo, dentro ad un ponte. Per me lei rimarrà sempre la madre-bambina. La potrete incontrare qui, se volete.

Questo fa la fotografia, crea qualcosa, non ve lo mostra semplicemente.

Quindi, quando venite qui, su queste pagine, è il mondo che ho creato a mia immagine e somiglianza che sto condividendo con voi.

L'ho reso mio, in qualche modo, guardandolo con gli occhi dell'amore.






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